Oggi in Parlamento spicca la voce di Matteo Renzi, il quale insiste sull'idea giusta quanto utopica e ripetuta allo sfinimento che il governo debba approvare in tempi brevi la riforma Costituzionale e quella sulla legge elettorale. Gli fanno eco le altre voci del PD che spingono nella stessa direzione del Premier, anche se tra la faida aperta con il M5S e la riorganizzazione interna di Forza Italia con il probabile ritorno di Berlusconi, l'aria che aleggia sulla nostra politica sembra portarla verso una fase di ritorno e di assestamento più che di approvazioni.
Gioie e dolori, invece, per quanto riguarda il versante dell'economia italiana. Da una parte Piazza Affari dopo le chiusure negative dei giorni scorsi non pare vedere in questo 2 dicembre una giornata particolarmente positiva, mentre tutti i mercati europei tranne Francoforte si assestano sul +0.5%. Dall'altra parte, lo spread si attesta come ieri sui 130 punti base, un record negli ultimi tre anni dovuto però al calo dell'industria e delle previsioni tedesche, più che ad una guadagnata stima verso l'Italia da parte dei mercati azionari. Quest'ultimi, d'altronde, sono lo specchio del benessere di un Paese più di ogni altro parametro.
Mentre le altre nazioni europee si lanciano nel braccio di ferro contro la Russia, tenendo d'occhio anche la situazione mediorientale, noi italiani continuiamo il nostro tragitto fatto di arresti sporadici a fantocci mafiosi di poco conto, proclamiamo scioperi senza risvolti e ci disinteressiamo della politica. Il torpore sociale del nostro Paese, evidenziato già dallo scarsissimo afflusso alle urne nelle recenti elezioni in Calabria ed Emilia Romagna, provoca un ristagno politico ed economico che intrappola l'Italia in una terribile ragnatela d'immobilità. Forse, chissà, se gli italiani tendessero la mano alle istituzioni e si schierassero in prima fila nel dibattito politico, il Paese farebbe lo stesso per loro. Se questa è la tendenza che ci accompagnerà in futuro, però, vuol dire che non lo sapremo mai.
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